sabato 16 ottobre 2021

Ferratina di collegamento INAGIBILE !!!

Purtroppo causa usura del cavo la ferratina di collegamento tra il settore basso e quello alto è inagibile e ho già rimosso i primi metri in modo che non venga piu' percorsa! Il cavo si è ammalorato oltre modo nell'ultimo anno.

   

Considerando i tempi, probabilmente la smantellero' totalmente, anche se il cavo ENEL della seconda parte è ancora perfetto dopo 26 anni. 

Per il resto mi è parso che tutte le catene siano ancora in uno stato accettabile, qualche rondella e dado M10 da sostituire, lo farò il prima possibile.

Sul sentiero che porta al settore basso ho dato una sistemata, parecchie piante cadute che intralciavano il cammino ora sono state rimosse, tranne la grossa quercia prima del bivio verso sinistra (piccoli ometti).





giovedì 30 settembre 2021

L'Avventura è dietro l'angolo: Via Matilde - Ripa della Moia

Avventura serale-notturna con Gec. Abbiamo attaccato alle 17, ore 18.40 siamo in cima all'ultima sosta con libro di via. Poi sale su il nuvolone che era un pezzo che ci provava a guastarci la festa, umidità alle stelle e corde che diventano subito un groviglio. Con molta pazienza riusciamo a partire per la prima delle tre doppie, ma il buio arriva in un attimo. Montaggio lampade frontali poi discesa verso l'ignoto con paurosi incastri delle corde nelle piante. Momento di suspence al recupero delle corde prima della calata finale, per fortuna fila tutto liscio, allestiamo l'ultima calata e nel buio totale raggiungiamo il punto di partenza. Contenti di essere a terra. La via è l'esempio di come i chiodatori sono riusciti a fare tanto con poco. La Moia sarà alta 110 metri, ma nelle sei lunghezze, alcune ovviamente corte, che si percorrono si ha l'impressione comunque di essere su una classica multipitch chiodata bene a fix. Ma allo stesso tempo non mancano alcune sezioni più impegnative, vuoi per la qualità della roccia o per passaggi per nulla banali. E' bello anche pensare come nel nostro Appennino ci sono questi spot poco conosciuti alle masse ma che celano un fascino straordinario, dove non basta venire di fretta ogni tre anni ma bisognerebbe venire più spesso e con più tempo a disposizione. Come materiali bastano 12-14 rinvii, qualche cordino per alcune piante che si incontrano lungo il percorso e per allestire la sosta prima del tiro finale. Moschettoni a ghiera e kit per la discesa in corda doppia. Come relazione consiglio lo schizzo di Mazzolini sul suo sito che dice già tutto. Aggiungo solo due note. L'attacco si trova alla base di un albero molto voluminoso con cordone e targhetta con nome alla base. Il quarto tiro è parecchio friabile anche se chiodato corto, ma occorre fare attenzione. L'ultimo tiro presenta una sezione chiave (6a) con l'unico fix lungo di tutta la via, passaggio non azzerabile. Personalmente non ne abbiamo capito il perchè, ma a caval donato non si guarda in bocca! Tenere presente che questa ultima lunghezza è a Nord pieno, con bagnato e umidità meglio lasciare perdere. La fila di fix da seguire è quella di destra. Avendo tutta la giornata a disposizione si potrebbe abbinarla alla via Bibi (accidenti mi manca...fatto solo il primo tiro...) o arrampicare su lunghi monotiri in placca, fessura e diedro.

















sabato 18 settembre 2021

Marche Expedition: Badiali-Conti al Paretone Oggioni - Gola della Rossa

Salita storica di cui si apprezza tuttora la tenacia della cordata Badiali-Conti, specialmente sul difficile secondo tiro che vinsero ricorrendo ad una sistematica chiodatura con chiodi a fessura per progredire in A0/A1 (in libera sicuramente VII, il 6a+ visto in alcune pubblicazioni mi pare un po' stretto). Nei tiri successivi, nonostante il grado noi superi mai il V+ con alcuni passaggi di VI, l'arrampicatore medio si troverà ad affrontare una progressione per nulla banale ma comunque di soddisfazione. Nel finale si va a naufragare in un selvaggio canale finale che richiede parecchie energie tra piante, sassi in bilico e una paretina per nulla banale a pochi metri dal termine. Discesa lunga e complessa a piedi con due calate in corda doppia sul finale. Assolutamente da non prendere sottogamba! Per questo mi sento di ringraziare i due ragazzi della mitica Romagna, incrociati in parete (loro era sui Bivi della Solitudine) che ci hanno fatto strada sulla discesa, che avevano già precedentemente percorso dopo la loro ripetizione della stessa Badiali-Conti. Con Gec e Ric, a cui servirà del tempo per apprezzare questa salita ma sono convinto che book fotografico alla mano accadrà anche questo miracolo. La via sarebbe da due stelle per essere obiettivi, ma la terza stella è comunque meritata per l'avventura stessa che ho vissuto nelle quasi cinque ore passate in parete e nelle due necessarie per la discesa. Segue relazione tecnica mixata con racconto semiserio. Partenza da Bologna parcheggio UP alle ore 6.30 di un sabato tutto da inventare. I due ragazzi, scoraggiati dalle previsioni meteo per le Dolomiti, non sanno di essere caduti in una delle mie trappole. Destinazione le Marche, per andare a mettere il naso sulla Badiali-Conti al Paretone Oggioni. Un via che sulla carta sembrerebbe proporre gradi abbordabili mentre poi si rivelerà un itinerario con carattere e di tutto rispetto. Viaggio tranquillo, due ore e mezza e siamo a Serra San Quirico, per fortuna c’è il nuovo svincolo aperto e troviamo subito anche un bar nelle vicinanze. Al tavolino nessuno scopre le carte. Siamo in tre e a ognuno spetterebbe di tirare due tiri, ma ancora nessuna attribuzione. Parcheggiamo alla cosiddetta “casa del custode”, posto infernale tra la grande cava, la superstrada, il fiume e il treno ma tutto sommato accogliente. Fa già caldo, in una giornata che doveva essere invece nuvolosa e ventosa. In breve siamo all’attacco, poco sopra di noi una cordata romagnola si sta già arrostendo al sole sui “Bivi della Solitudine”. L1: Riccardino nell’indecisione generale scalpita come una cavallo per via dei suoi 22 anni e in un attimo è già partito, sale veloce mettendo alcuni friends necessari e rinviando qualche ginepro, pure sfilando un chiodo con le mani che per plebiscito riteniamo tutti non affidabile. Si sale per placche e fessure, V grado pieno per via anche della roccia non eccezionale e della necessità di integrare la chiodatura con protezioni veloci. Circa 30 metri, sosta su un pulpito su 1 fix e due chiodi. L2: Ric riparte super convinto, sulla placca verticale ci sono vari chiodi ma molti di questi rubano alle mani la possibilità di sfruttare l’esile fessura ma lui riesce lo stesso nella libera (bravo! VI+/VII). Passaggi intensi e una difficile uscita verso sinistra, per poi percorrere una breve traverso, superare una sosta in disuso e cinque metri sopra trovare quella giusta su fix. Noi che siamo “i secondi” facciamo man bassa di A0 senza neanche metterci troppi problemi di etica….o meglio convinti che se un tiro nasce in artificiale, poi lo è per tutta la vita. Tiro chiave, 25 metri, molti chiodi, qualcuno non molto affidabile. L3: Mi offro volontario per i due tiri centrali. Parto con le idee non molto chiare, un primo diedrino verso destra mi richiede un certo impegno assieme allo strapiombetto che segue. E’ tutto ben chiodato, V+/VI-, arrampicata interessante. Oltrepassato un caminetto sulla verticale di roccia meno buona, si inizia una traversata ascendente a sinistra (IV+/V). Il terreno si fa più infido e le spine del ginepro diventano una costante. Qualche chiodo e piante utili come ancoraggio per la progressione. Giunto sotto ad un boschetto pensile, nel bene o nel male seguo un passaggio tra delle piante tagliate e arrivo alla base di una diedro con due chiodi sempre di Badiali & Conti (così leggerò anche dopo su una relazione di Mazzolini). Qua l’errore! A destra (cinque metri almeno) non vedo la sosta in prossimità di una grosso ginepro, ho già fatto 30 metri e nella logica dei due chiodi a fessura arrugginiti tiro diritto e mi infilo senza saperlo in una tratto della via “Regine di Spade”. Dopo i chiodi ci sono due fix e una scomoda (ma sicura) sosta alla quale non posso fare altre che raccontare che ho sbagliato e sono pentito. Sono a 45 metri da dove sono partito, non mi rimane altro che recuperare i compagni e mandarli alla sosta giusta, per poi calarmi in doppia fino alla cengetta che mi porta alla vera S3 su 1 fix+1 chiodo. Lunghezza abbastanza contorta, difficoltà di orientamento verso S3. L4: Il morale della truppa è abbastanza basso per via della vegetazione e del caldo opprimente, cerco di ripartire veloce ma una prima fessura sopra la sosta da proteggere oltre che piuttosto sporca (V+), mi richiede un po’ di tempo. Uscito su un terrazzino con pianta si inizia a salire obliquamente verso destra, necessario con gli occhi individuare la sequenza di chiodi per non sbagliarsi, alcuni passaggi di V+/VI da superare con serenità per via della roccia non sempre perfetta. Giunti in prossimità di uno spigoletto salire diritti verso un ginepro alla base di una grotta, vecchi cordoni sulla pianta dalla quale ci si sposta tre metri a destra per rinvenire due chiodi di sosta distanti tra loro (da collegare, non cordonati e quindi poco visibili). 40 metri. Lunghezza sostenuta, purtroppo infastidita in alcuni punti dalla vegetazione. L5: Iniziano le prime allucinazione dovute al caldo, Gec mentre si toglie le spine dice che lui sarebbe anche arrivato e minaccia di scendere slegato senza saldare il conto con i due tiri finali che gli spettano di diritto. Riusciamo a convincerlo e parte ignaro di quello che lo aspetta sopra. Dopo aver incrociato l’altra cordata al “bivio” che gli racconta di terribili voloni su friends che si sfilano, lo vediamo affrontare un aggettante strapiombo fessurato (VI-, meglio anche integrare) cui segue una arrampicata obliqua sempre verso destra su roccia non solidissima. Da ultimo ci dovrebbe essere un traverso corto ma difficile a destra, che salta di netto per andare a sostare su un solido albero sotto una bianca parete friabile, forse con l’intento di aprire una variante degna di nota. 40 metri, roccia ottima e appagante fino allo strapiombo, poi via via peggiore. L6: Raggiunto il compagno, ci portiamo a destra per guadagnare la base del canale. Su quest’ultimo Gec spende le ultime pillole di calma rimaste e dopo aver raccolto ogni specie botanica tra il casco e la maglietta va a fare sosta su un’altra pianta 40 metri sopra, alla base di una paretina piuttosto repulsiva. III+, canale che si alterna a qualche muretto da scalare. L7: L’orologio avanza a braccetto con il caldo ma qua per fortuna siamo in ombra e si iniziano ad apprezzare le piante. Gec si trova ora al conflitto finale con la repulsiva parete di 6 metri, ma vince la battaglia prendendo in mano non si sa bene cosa tra fogliame e sassi che si muovono e cadono verso il basso. Noi da sotto facciamo il tifo sgradando all’inverosimile, ma la realtà assurda è che su questi pochi metri si è forse toccato anche il V+. Ultimi metri sulle uova e finalmente dopo quasi cinque ore siamo in cima al Paretone Oggioni. Ecco a questo punto ho fortemente temuto di ricevere qualche critica ma con gli amici dell’altra cordata presente (Jacopo & Paolo) la buttiamo subito in chiacchere e si crea il diversivo perfetto. Ad una certa si è fatta ora di andare e ci dicono che non è mica ancora finita, c’è la discesa in perfetto stile ravanage. Due ore (!!) di inseguimento dei bolli rossi, prima giù e poi di là e poi su e poi di nuovo giù, con alcuni tratti esposti e pericolosi. Di non facile individuazione il canalino roccioso che porta alla prima delle due doppie dalla sommità della cosiddette  Placche Alte (30 metri + 50 metri circa). Oltre le doppie c’è ancora da scendere per tracce ed ometti verso una canale (breve cavo in acciaio per stendere la biancheria verso la fine) che conduce alla vecchia strada della Gola della Rossa. Prima merenda al parcheggio della “casa del custode” finalmente con i piedi sul “ground” e seconda merenda finale al Bar la Pinta. Giornata intensa ma indimenticabile, sia per l’avventura che per l’ottima compagnia. Grazie a tutti.

mercoledì 28 luglio 2021

Un punto di arrivo: Spigolo Giallo (Comici) alla Cima Piccola di Lavaredo


Impegnativa e bellissima. Soddisfazione enorme. Con Gec. Segue il report... Partiamo subito con una premessa. Se non fosse stato per Gec che mi ha trascinato (nel senso buono!) in questa avventura, probabilmente io non avrei mai percorso lo Spigolo Giallo, storica via di Emilio Comici del lontano 1933. Le Lavaredo sono sempre state un po’ lontane dalle mie rotte, poi qua c’è pure l’aggravante del grado, si parla di 6a con chiodi tradizionali e necessità di integrare, con due severi tiri in partenza che tutti reputano i più difficili della via. Insomma una via per quelli bravi, quelli che fanno il 7a in falesia e viaggiano tranquilli. Quindi cosa ci vado a fare io? Ma si, mi dico, tanto poi alla peggio la tira tutta lui e vado in relax da secondo. Da questi primi timidi ragionamenti sono passati ormai due anni, non c’era neanche il Covid! Il tempo passa, l’estate scorsa non si riesce a combinare molto, settembre arriva in un attimo, le giornate sono già corte e non ci fidiamo. Ma questo tempo è servito per elaborare la proposta, capire che fare una via così da gregario non avrebbe dato le stesse soddisfazioni che farla in alternata. Poi per carità ognuno farà i tiri in base alle sue capacità, ma se non altro nasce lo stimolo per allenarsi a dovere. Qua mi tornano in mente gli allenamenti per le mezze maratone, quel metodo “scientifico” che dice “se ti impegni con costanza poi ottieni”. Dalla primavera riusciamo ad arrampicare spesso, mettiamo anche nel cesto alcune vie lunghe che ci danno una certa consapevolezza che l’obiettivo è ormai raggiungibile. Non abbiamo una data certa, ma luglio ci pare il mese migliore. Per una serie di motivi ci riduciamo all’ultima settimana, vorremmo cercare di non traslare l’uscita ad agosto, peggio ancora a settembre. Voi che leggete direte….beh ci siamo. E invece no, arriva lui….il meteo infame, ovvero quello che non è ne’ bello ne brutto. Passo decine di ore davanti alle mappe, incrocio ogni sorta di bollettino, niente da fare per il 28 luglio 2021 la finestra patagonica non c’è. La mattina del 27 luglio ormai abbiamo rinunciato, quel clima da esame andato male e pacca sulle spalle, “dai sarà per più avanti vedrai che riusciremo”. Poi accade il miracolo. Meteo Arabba alle ore 13 emette un bollettino fin troppo ottimista. Sono in casa e sto mangiando, mando due righe a Gec e temporeggio un attimo. Esco di corsa a fare la spesa, ma quando vedo che nel carrello sto mettendo anche qualcosa per la merenda del giorno dopo capisco che ci siamo. Prendo nuovamente in mano i dati e ora anche la mappa Cosmo di Meteo BZ ci crede. Non senza fatica ci convinciamo (o meglio lo convinco…) che non prenderemo il temporale in parete, e con un bel ritardo rispetto ai piani partiamo con il furgone da Bologna alle ore 18. Da Rovigo a Pieve di Cadore è acqua fitta, temporali e fulmini orizzontali. Il morale non è molto alto, ci fermiamo a mangiare nel parcheggio di una farmacia, servirebbe davvero una cura per certe idee. Viene buio e ci ritroviamo a dormire nel parcheggio del Fonda Savio. Alle 3 mi sveglio, luna splendente a fianco della Torre Wundt e cielo stellato. Sveglia alle 5.30 e colazione abbondante. Lasciato l’obolo da trenta euro al casello saliamo verso il Rifugio Auronzo e da qua, ammirando lo Spigolo, fino all’attacco. Sono sotto al primo tiro, vorrei fare il coniglio ma ho studiato bene su YouTube questi 30 metri che ho davanti e mi dico che ce la posso fare. Alle ore 7.59 stacco i piedi da terra e rimango a lungo concentrato, sul tiro (V+) ci sono alcuni chiodi e si integra bene. Dopo quasi mezzora, approdo davanti alla sosta più fatiscente che abbia mai visto. 1 chiodo è penzolante, altri due danno poca fiducia, quello più a destra è recente ma suona male. Ho il martello dietro ma non ho voglia di investire altro tempo, sto scomodissimo pur di non appendermi e recupero Gec che ormai ha già passato troppo tempo giù in ombra. In una qualche maniera mi passa tra le gambe e affronta la seconda parte del diedro bianco, riesce con convinzione a oltrepassare l’ostico e unto passaggio strapiombante (VI-, anche VI allegro…) che sancisce la fine di questa via nella via. Si perché da qua in poi si entra in qualcosa di diverso, la via diventa più bella e svanisce quel senso di oppressione insistente. Saliamo ora quattro tiri di corda per nulla banali, zone più facili lasciano spazio a muri verticali poco o per niente chiodati. Diciamo che non è uno scandalo scomodare più volte il V grado. Al sesto tiro bisognerebbe contare le cenge e trovare due freccie incise per imbroccare l’esposto traverso verso sinistra. Non facile come leggerlo sul libro….L’orologio avanza e le nuvole che salgono a tratti ci dicono che non è ammesso sbagliare qualcosa adesso. Salgo anche io alla sosta e guardando verso sinistra mi torna in mente il video visto due sere prima sul quale mi ero addormentato. Quel cordone che penzola è inconfondibile, questa è la traversata giusta! In un attimo mi ritrovo alla settima sosta su un terrazzino, sotto un vuoto che toglie il fiato. Da qua in poi la via è veramente molto entusiasmante, lascio all’egregio compagno i prossimi due tiri. Muro verticale con percorso contorto ma con più interpretazioni (ottava lunghezza, V+) e poi il tiro chiave, stupendo diedro strapiombante tutto da arrampicare (VI+). L’abbondante chiodatura, la comoda e solida sosta alla base lo fa sembrare quasi un tiro da falesia. Indimenticabile. Dopo 25 metri si esce a sinistra passando davanti a una sosta a resinati……resinati? Ma di cosa parliamo? Beh allora perché qua non li hanno smartellati come invece hanno fatto con tutti gli altri fix in altre soste della via? Ecco qua viene da domandarsi bene che cos’è l’essere umano! Sorvoliamo che è meglio e torniamo sulla via. Si riesce ad andare a sostare una decina di metri in alto a sinistra, eliminando di fatto un corto tiro di V/V+. Rimangono a questo punto solo quattro tiri, si inizia a pregustare la gioia del risultato. La stanchezza inizia a farsi sentire, fa freschino e il sole ormai non è più predominante (nel caso lo fosse mai stato..), ma per fortuna l’arrampicata di questa ultima parte è estremamente divertente. Vari muri e fessure di V con passaggi di V+, tra l’altro ben chiodati o facilmente integrabili, si vorrebbe quasi che questo tratto non finisse mai. L’ultimo tiro spetta a colui che ha avuto l’idea, vedo che lotta con l’ultima fessura, non ci sono sconti fino in cima. Mentre mi recupera, mentre supero il sasso incastrato da cordonare di cui ho tanto letto su varie relazioni, mentre sbuco in cima e vedo la famosa sosta su due fix, capisco e di questo ne sono estremamente felice che lo Spigolo Giallo ci ha fatto passare. Ma la giornata non è ancora finita. Con molta fortuna raggiungiamo agevolmente la sella tra cima e anticima. Inizia a chiudersi il cielo, ma a parte qualche goccia raggiungiamo senza intoppi la forcella che separa Cima Piccola da Cima Grande. Sembra ormai fatta, invece scesi un centinaio di metri siamo costretti ad una ulteriore corda doppia di 60 metri per aver ragione di una nevaio fatto a pinna di squalo che neanche in Cliffhanger si era visto….Ormai sta venendo tardi, saranno le 18 e inizia a piovere come previsto. Ma ormai siamo fuori dai guai, faccia moh quello che vuole, mezzora e saremo al furgone, bagnati ma soddisfatti. Pizza e birra finale alla Pizzeria Europa di Auronzo (consiglio!), riassetto materiali e rientro in aerovia A27/A13, mezzanotte a Bologna. Abbiamo fatto giornata! Una piccola ma grande impresa, per noi più grande che piccola. E di tutto questo ringrazio Giacomo che ha voluto che condividessi con lui questa salita, oltre a coloro che hanno partecipato con noi a varie uscite di allenamento (Walther, Daniele, Tom, Ric …) e che ci hanno dato preziosi consigli sulla salita (grazie Fabio!). Un grazie speciale va alle nostre famiglie che ci hanno sostenuto, ascoltato, sopportato e spinto nel momento giusto, ora possiamo andare tutti in ferie più sereni…e tranquilli. Note per raggiungere la sella dove iniziano le corde doppie: Dall’ultima sosta della via su due fix. Spostarsi 5 metri verso Ovest, poi salire una corto canalino terroso, guadagnare una piattaforma (grosso ometto), scendere tre metri in una spaccatura più facile di quello che sembra (verso Nord-Ovest). Dopo un breve spostamento (altri 5-10 metri) salire un diedro di 15 metri (II,III) con ometti in cima. Seguire una cengia verso Nord-Ovest fino al termine dove si trova un ancoraggio per corda doppia di 10 metri versante Ovest (2 chiodi, cordoni e maglia rapida). Percorrere poi un ultima cornice (verso la sella, Nord) con un passaggio singolo di III grado in discesa (attenzione!). Con 8 corde doppie da 20/22 metri su grossi anelli nuovi ben visibili si perviene alla forcella.






























venerdì 25 giugno 2021

Timing perfetto prima del temporale: Spigolo Abram - Piz Ciavazes

Non posso fare altro che avere parole di elogio per questa via. Ne avevo sempre sentito parlare, l'avevo anche vista da vicino, l'avevo sempre scartata perchè il grado non era il mio ma era comunque rimasta nella lista, in attesa. Poi esce la combinazione giusta e si prova. Solo il meteo mi farà dannare e perdere il sonno. Quante ore passate sulle mappe per capire a quale minuto di quale ora sarebbe arrivo il castigamatti da Ovest. Ad un certo punto mi fisso mentalmente questo momento nelle ore 14. Arriviamo in Val di Fassa molto tardi il giovedì notte, segue discreta dormita in furgone. La luna piena illumina a giorno, cielo sgombro da ogni nuvola. Al risveglio ore 6 la situazione è analoga e ci da' la spinta giusta per provarci, non avrebbe senso altra scelta. Affrontiamo la mezzora rimanente di viaggio per radunare le idee su materiali e divisione dei tiri. Gec farà i due tiri più duri (L4, L5) e io gli altri di V (L3, L10). Poi gli altri come viene. Siamo i primi a parcheggiare, non vediamo nessuno in giro. Alle 8 c'è il calcio d'inizio, parto io sul primo tiro facile di III+. Passo il comando al compagno sul secondo tiro di IV, che è già più verticale e con qualche sezione da proteggere. Eh si perchè la via è chiodata ma è necessario se non obbligatorio integrare con nuts (molto adatti su questa via) e friends. Sul terzo tiro un passaggio qualche metro dopo il primo chiodo mi impegna particolarmente, ma in realtà basta sempre seguire la logica, ovvero cercare il facile nel difficile. La fessura è ancora lunga, un V molto sostenuto che non molla fino alla scomoda sosta. Arrampicata tecnica ed ariosa, da gustare un metro alla volta. Qualche passaggio un po' unto ma mai fastidioso. Gec parte dalla sosta su L4 forzando subito uno strapiombetto, poi per fessure anche da proteggere e lame si guadagna la sosta sulla sinistra prima del tiro chiave. Alcuni passaggi impegnativi su terreno verticale se non strapiombante, lunghezza entusiasmante. La partenza di L5 stranamente non mi incute timore mentre vedo il compagno salire e poi scomparire dietro lo spigolo. Ci sono chiodi e cordoni da trazionare e sono solo 12 metri. Lascio la sosta e mi ritrovo in un attimo in partita, subito faccio un parallelo con il buon Erich Abram e me lo immagino qua con chiodi, martello e cunei di legno. Non credo che a lui interessasse il 6b in libera in quel momento. La sua visione era di passare al di là di questo strapiombo e accedere alla parte superiore e completare la salita di questo splendido spigolo. Allora faccio uguale, con un mix piacevole tra arrampicata libera di V+ e A0 utilizzando qualche cordone in un attimo sono in sosta. Chissà se il grappolo di cunei nella fessura sono quelli della prima salita, in ogni caso un vero museo dell'alpinismo a cielo aperto. La sesta lunghezza è facile e su roccia stupenda, aleggia un po' quella sbagliata idea che la via ormai è una passeggiata. Eh no! Dopo altri due tiri tutti da arrampicare, alla fine di L8 giunti a una forcella con cengia si entra nella temuta fase del dove passerà la via e cosa dicono le relazioni. I fogli corrono tra le mani in cerca della soluzione, che per quanto ovvia, va trovata solo in un modo....salendo. Nona lunghezza molto interessante, sopra una sosta intermedia si evita il duro (allungare bene le protezioni) traversando verso sinistra e poi salendo nuovamente a destra. Tiro non difficile ma da leggere bene. Qualche chiodo aiuta a confermare la giusta linea. Si può tranquillamente scomodare il V-. Il diedrino liscio di L10 lo prendo in carico io. Al chiodo arancione di forza a destra, poi in verticale, segue traversino esposto a sinistra. Si giunge a un pulpito. Con decisione, facendo uso a man bassa di nuts e friends si percorre una fessura di quelle severe ma giuste fino a giungere a una zona detritica alla base di una barriera gialla. Dai il peggio è fatto, ora con due tiri sul IV grado saltiamo fuori dallo spigolo. Sono le 14, la via l'abbiamo salita in 6 ore. Le 4 ore dichiarate da alcune pubblicazioni mi lasciano abbastanza perplesso. Iniziamo a mettere via il materiale, ma.....in un attimo il sole ci saluta e il nero fronte sta arrivando. Beh c'è da dire che le mappe Cosmo, Lamma ecc e pure 3B Meteo l'avevano anche detto...Tra Col Rodella e Sassolungo è già acqua, qualche tuono ci fa velocizzare le operazioni e ci incamminiamo di gran carriera sulla Cengia dei Camosci. Quando siamo al cavo d'acciaio che è perfetto per fare massa per fortuna il temporale ha girato più a Nord e ci lascia tranquilli anche sulle discesa in corda doppia. Poi via quasi correndo giù per il ripido sentiero verso il posteggio. Le gocce si fanno sempre più grosse, il nero incombe, la luce sfuma in quello strano colore giallo che lascia pochi dubbi. A 100 metri dal furgone cambia la musica, ma siamo svelti e saltiamo dentro alla nostra venerata gabbia di Faraday. Anche stavolta è andata! Veramente contenti e soddisfatti, ma ci siamo detti...la prossima volta solo con l'alta pressione....sarà poi vero?

venerdì 11 giugno 2021

Viaggio introspettivo: Spigolo delle Bregostane - Pala del Docioril

Mi è stato necessario qualche giorno per elaborare nel modo corretto le sensazioni che mi ha dato percorrere questa via. in genere si va per arrampicare, ci si concentra su questo, sulle difficoltà che si incontreranno, sulla chiodatura, sul percorso e ovviamente sulla bellezza del percorso. Qua, nella solitaria Val d'Udai, accade qualcosa di diverso. L'ambiente naturale è di prim'ordine, ci sono cascate e solchi profondi, l'occhio si perde e si distrae spesso per analizzare e immagazzinare il contesto. E' metà giugno, in giro non si vede nessuno, ma credo che anche in piena stagione estiva quassù ci sia davvero poco traffico. L'avvicinamento è lungo, sono 700 metri di dislivello da percorrere tutto d'un fiato, l'ultima parte per guadagnare la base dello spigolo è ripida e sembra non finire mai. Già qua si capisce che questa uscita è un viaggio introspettivo dentro se' stessi, siamo fuori dai normali contesti dove si arrampica, a un'abisso di distanza dal Lagazuoi piuttosto che dalle Torri del Sella. La via scorre velocemente, qualche dubbio sul percorso comunque logico fa perdere un po' di minuti ma rimaniamo nei tempi schivando anche la pioggia. In cima allo spigolo ci accoglie il sole, le nuvole scure che ci avevano fatto intimorire se ne sono andate. Siamo sui prati sommitali, non è un caso che ora siamo illuminati da una splendida luce, tra fiori, marmotte e una geologia incredibile. Non è un caso perchè dobbiamo vedere bene cosa ancora le Dolomiti possono dare, un ambiente così selvaggio al punto da sembrare inospitale a pochissimi chilometri dagli impianti da sci e dal traffico insostenibile. Potrei trovare un paragone immediato solo con la zona di Mondeval e Piz del Corvo (Val Fiorentina). Ecco forse allora qua ci si accorge che il tempo potrebbe ancora scorrere lentamente, camminando sul filo di un crinale per andare ad osservare un solitario albero sull'orlo del burrone. La leggenda vuole che qua ci siano le Bregostane, le streghe. Ma posso anche immaginare che non ci voglia molto a suggestionarsi stando qualche ora qua su in cima, magari da soli e con il brutto tempo. E il tentativo di scendere velocemente verso valle è anch'esso un illusione. Scendendo per i ripidi prati verso sud-est si arriva ad una baita appena ricostruita, c'è un montanaro di quelli veri che sta spaccando la legna. Graziano ci invita per un bicchiere, si meraviglia quasi di vedere qualcuno in discesa dopo la via "dal Bregostani". E' giunta l'ora di salutarsi, un po' per scherzo e forse anche un po' no, ci racconta che suo nonno la strega l'ha vista davvero. Infatti....bisogna tenere gli occhi ancora ben aperti, non c'è una comoda mulattiera per scendere ma un sentierino che affaccia su profondi canaloni, occorre fare attenzione. Poi la traccia si fa sentiero più marcato e si ritorna sull'avvicinamento fatto al mattino. Rimarrà comunque ancora in corpo a lungo la sensazione di aver fatto un viaggio dentro la montagna, molto profondo. E nel momento in cui gradualmente si è si assimilato tutto questo, improvvisamente ci si accorge di aver ritrovato se' stessi. Breve relazione: Avvicinamento da Mazzin di Fassa 1372 metri seguendo la strada forestale CAI 580 fino a quota 1720, oltre le cascate del Satcront. Cartello bianco ad un bivio con scritto Soscorza. Ora a destra su sentiero ben marcato, alcune piante con segni di vernice blu. Dopo una ripida salita il sentiero diviene più pianeggiante. C'è un ometto, si sale verso sinistra ripidamente il pendio che porta alla base dello spigolo. Traccia molto incerta nel bosco, si sta sempre a ovest di un canalone tra alberi e massi, ultima parte su terreno più aperto in vista della via. Lo spigolo appare subito molto affilato e verticale, c'è un fix di partenza poco visibile lato canale, che è più idoneo utilizzare come prima protezione. La via è chiodata abbastanza bene, per contro non è sempre facile trovare le protezioni. Si arrampica sempre su terreno verticale ed esposto, il grado V è abbastanza prevalente. In genere i passaggi più difficili sono protetti (fix o chiodi), tranne la partenza del camino a campana del terzo tiro. Qua servono nuts medi e friends grandi (2 e 3) per proteggersi in modo adeguato. Molto utili anche dei cordini aperti per le clessidre che ogni tanto si incontrano. Le soste sono sempre ben attrezzate con fix, chiodi o clessidre, in genere evidenti. La via si capisce che non è molto frequentata, la roccia è buona ma alcuni tratti richiedono attenzione anche alla luce delle protezioni distanti. Il quarto tiro si potrebbe definire quello chiave e il più sostenuto (breve strapiombo, fessura e placca verticale). Il settimo tiro presenta roccia gialla marciotta ma è più facile di quello che sembra. Ultimo tiro (ottavo) con difficile uscita strapiombante dopo un breve diedro, sicuramente V+ anzichè il V- dichiarato. Per raggiungere i prati sommitali è necessario seguire per tracce il crinale, ci sono dei passaggi di III grado per nulla banali su terreno incerto. Per la discesa raggiungere una sella a monte, oltrepassarla fino a guadagnare una quota di circa 2320/2350 metri e affacciarsi verso Sud. Ora individuare la baita di Graziano quota 2180 m e raggiungerla cercando il terreno meno ripido e scivoloso (direzione sud-est). Sotto la baita verso sud si diparte la traccia di discesa, che diventerà sentiero in corrispondenza di una baita più grande a quota 1934 m. Da qua a ritroso fino all'ometto e poi per il percorso effettuato al mattino. Bella arrampicata, indispensabile sapersi muoversi su V grado senza patemi, richiesta pratica nell'uso di protezioni veloci. Considerare l'impegno totale della giornata tra avvicinamento, arrampicata e discesa. Con Gec, che anche questa volta si è fidato delle mie previsioni meteo e della scelta dell'itinerario.

mercoledì 1 novembre 2017

Nuovamente operativi!

In data odierna ho terminato la messa in sicurezza della falesia dopo l'incendio di Agosto. Tutti gli itinerari sono nuovamente agibili e percorribili. Qualche via sarebbe da ripulire, purtroppo mancano le piogge ad aiutare in questa operazione. Prossimi interventi in programma 2019: sostituzione cavi d'acciaio nella parte bassa tratto orizzontale e primo tratto verticale ferratina. Vi lascio con questa simpatica immagine del nuovo attaccapanni - deposito zaini.


giovedì 7 settembre 2017

Incendio a Susano - Falesia parzialmente inagibile

Ciao a tutti,
purtroppo l'incendio dell'ultima settimana di Agosto 2017 che ha colpito Monte Pero e le vicinanze della frazione di Susano, ha avuto conseguenze dirette anche sulla falesia. Al momento risultano NON agibili con il materiale in loco le vie "52 Gioca a Muori, Caccia a Ottobre Rosso e Die Hard" in quanto il fuoco ha colpito le catene poste sugli alberi. Provvederò più avanti a risolvere in qualche maniera la situazione, spero in tempi brevi. Oltre a questo un albero caduto impedisce di percorrere la ferrata dal settore basso a quello alto, compromettendo in parte anche l'uscita in catena del Kursk (manca anche il moschettone..). Il mancorrente di corda che porta alla via "Fra la Via Emilia e il West" è bruciato. Per fortuna comunque tutte le vie non sono state colpite dal fuoco, pertanto i danni totali sono limitati. E' meno peggio di quello che sembra. Il settore Alto invece, nonostante il prato alla base sia bruciato, è perfettamente fruibile. Il moschettone sulla via "Toky c'è" è stato rubato già prima dell'estate purtroppo. Oltre a questo vorrei segnalare che nel bosco ci sono parecchi alberi in bilico, idem vale per numerosi sassi che avendo perso i loro appoggi naturali sono pronti a rotolare giù. Credo che un lungo periodo di forti piogge sarà utile per ristabilire gli equilibri sul terreno e a togliere l'odore di bruciato piuttosto forte e disarmante. Le foto a seguito sono eloquenti.